Molte delle scelte nelle aziende intente alla produzione Organica biologica vengono effettuate non esclusivamente per scelte economiche e logiche di mercato. NNella stragrande maggioranza dei casi c’è un credo ideologico, una scela di vita. La logica del consumo a Chilomtero Zero in trattoria c’è il cibo, spesso appunto organico biologico, e sopratutto del territorio.
Ricette & prodotti del territorio sono la naturale descrizione del proprio habitat alimentare.  Nel web si trovano citazioni informative e pubblicitarie del tipo:

L’oca in onto o le tagliatelle in brodo di anitra - da provare, tipico piatto da trattoria - ci dicono che siamo in veneto, nel padovano ma già se si legge del Belecott è più difficile dire di dove è il piatto - un cotechino particolare che si fa in Romagna - ed è facile che stia scomparendo come i Ciarimboli, piatto marchigiano di avanzi delle lavorazioni delle budella che vengono bollite in acqua e aceto con l’aggiunta di alloro e scorza di arancio e poi fatte asciugare per tre giorni davanti al fuoco del camino.
Quindi piatto in via di estinzione, quindi se avessi una trattoria marchigiana li farei e li servirei come archeologia alimentare buona e che scompare perché cose così non si possono più fare a casa.

Nasce e si diffonde la cultura del chilometro zero, anche il nostro gruppo, la Asmedia, sta puntando decisamente in questa direzione avvalendosi di un sito web appunto, www.chilometrozero.net promuovendo la trattoria che vuole lavorare su una tradizione vera ma non più gestibile a casa e che, a causa del profondo cambiamento del panorama agro alimentare, rischia di scomparire ma che costa poco.
Trattore e ricercatore, dunque, è la nuova figura professionale che andiamo a stimolare ma ricercatore di piatti veri e poveri e popolari come lo è la pasta fritta o la minestra maritata pugliese o lo Sciuscieddu, altra minestra, questa volta siciliana, e che può persino diventare un souflé.

Chilometro zero e produzione organica, scelte di coscienza e bontà.