CENTRI DI RACCOLTA RIFIUTI COMUNALI – ADEGUAMENTO ENTRO IL 18/01/2010

Con il DM 13/05/2009 ( pubblicato sulla G.U. n 165 del 18/07/2009 ) sono state apportate delle modifiche sostanziali al DM 08/04/2008, “Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall’art. 183, comma 1, lettera cc) del Dlgs 3 aprile 2006, n 152, e s.m.i.” .
Il perdurante rinvio degli Enti Comunali dall’intraprendere iniziative volte alla realizzazione di tali strutture ( portando in tal senso la Commissione VIII della Camera dei Deputati a richiedere una proroga dell’entrata in vigore del Dm 08/04/2008 “al precipuo scopo di consentire agli enti locali un più ampio margine temporale per l’adeguamento e la riqualificazione dei centri di raccolta esistenti …e garantendo la continuità dell’essenziale servizio dagli stessi svolti”), è dovuto anche alla assenza negli anni passati di una organica normativa tecnica di riferimento, ottenuta soltanto con il DM 08/04/2008, in attuazione dell’art. 183 comma 1 lett. cc).
All’art. 1 (Campo di applicazione)  con le modifiche apportate si consente di conferire rifiuti anche attraverso il gestore del servizio pubblico, cosa in precedenza limitata alle utenze domestiche e non domestiche   .  Modifica necessaria per consentire ai Comuni di inserire nei regolamenti comunali e nei capitolati di appalto del servizio pubblico, la previsione di tale ulteriore servizio a carico del gestore comunale e per la predisposizione di servizi di raccolta selettiva per i rifiuti speciali assimilati agli urbani.
All’art. 2 il Titolo è stato sostituito da “Autorizzazioni e iscrizioni” con Approvazioni e iscrizioni” per sottolineare che non necessita  una esplicita autorizzazione rilasciata dal comune in autonomia , ma esplicita approvazione di un progetto e alla realizzazione dello stesso in conformità alle normativa urbanistica ed edilizia.  Rientrando, tra l’altro, nella gestione in economia di servizi pubblici locali privi di rilevanza industriale ai sensi dell’art. 113-bis del Dlgs 18 agosto 2000 n 267.
Al comma 7 è stato previsto un termine di 6 mesi dalla pubblicazione delle modifiche nella G.U (scadenza 18 gennaio 2010)  per l’adeguamento alle disposizioni del novellato DM 08/04/2008 , previste dall’Allegato1 al DM . Qualora l’impianto è già conforme, non necessita nuova esplicita approvazione.
Le tipologie di rifiuti aggiunte alle già esistenti, sono numerose, e forse, molti centri di raccolta troveranno difficoltà ad organizzare la detenzione e gestione di tali rifiuti, di natura anche pericolosa, considerando anche le caratteristiche dei contenitori richieste da altre norme tecniche speciali e la particolare conoscenza tecnica che gli operatori  dovrebbero avere in materia di merci pericolose ed imballo delle stesse nel rispetto della normativa tecnica internazionale ADR .

Sono stati aggiunti i seguenti CER  :

  • 080318 toner per stampa esauriti  (forse in conformità alle disposizioni del DM 05/02/1998 al cui allegato 1 sub.1 Punto 13.20 prevede tale CER e non il 200399 già indicato nel decreto. )
  • 150105 Imballaggi in materiali compositi;
  • 150109 Imballaggi in materia tessile;
  • 160103 Pneumatici fuori uso (solo se conferiti da utenze pubbliche) ;
  • 160107* filtri  olio ;
  • 160216 componenti rimossi da apparecchiature fuori uso (RAEE) , limitatamente alle cartucce toner provenienti da utenze domestiche;
  • 160504* - 160505 gas in contenitori a pressione (limitatamente ad estintori ed aerosol ad uso domestico) ;
  • 170107 miscugli e scorie di cemento, mattoni, mattonelle, ceramiche…;
  • 170904 rifiuti misti dalla attività di costruzione e demolizione,
  • 200134 batterie ed accumulatori ;
  • 200141 rifiuti dalla pulizia di camini (solo se provenienti da utenze domestiche) ;
  • 200202 terra e roccia ;
  • 200203 altri rifiuti non biodegradabili.

Ferme restando le altre 32 tipologie di rifiuti indicati nella prima versione del DM 08/04/2008 .
Come evidente, per alcune tipologie di rifiuti è stato limitato il conferimento alle sole “utenze domestiche” mentre per le altre non è stata posta alcuna limitazione, facendo supporre che, per tali tipologie di rifiuti la provenienza può ad esempio essere anche artigiana assimilata agli RSU.   Da notare che, l’art.1 (Campo di applicazione) indica esplicitamente “….conferita in maniera differenziata rispettivamente dalle utenze domestiche e non domestiche….” ,  pertanto ci si chiede se la provenienza possa essere anche commerciale ed artigiana o addirittura industriale, per quei rifiuti speciali assimilati da regolamento comunale ai rifiuti solidi urbani (?) Evidente antinomia giuridica che forse necessita di chiarimento ministeriale.

L’elevata quantità e tipologie di rifiuti che potrebbero essere conferiti e detenuti nei centri di raccolta, lascia molto perplessi sulla capacità di un ente comunale a gestire una tale situazione, che richiederebbe una  adeguata professionalità e maturità tecnica degli operatori, per i quali  il Dm 08/04/2008 prevede una formazione per i dipendenti delle ditte private esterne che gestiranno per conto del comune il centro di raccolta, infatti ,l’Albo Nazionale Gestori Ambientali con la Delibera n 2 del 20 luglio 2009, ha individuato i  “Criteri e requisiti per l’iscrizione all’Albo nella categoria 1 per lo svolgimento dell’attività di gestione dei centri di cui al Dm 8 aprile 2008 …” , tale iscrizione è prevista soltanto per i soggetti privati con iscrizione al R.E.A e non per i comuni , cosa già chiarita in precedenza con la circolare n 1656 del 20/10/2008, iscrizione che prevede una serie di adempimenti e caratteristiche tecniche, tra cui la nomina di un responsabile tecnico, la formazione continua del personale addetto, prestare le opportune garanzie finanziarie, dotazione minime del personale e mezzi. In sostanza, è stata prevista la formazione per personale addetto alla gestione del centro di raccolta rifiuti, solo se  alle dipendenze di una ditta privata, ma ci si chiede : come potrà il comune che intende gestire in autonomia il centro di raccolta,  garantire la formazione al personale addetto se non è imposta dalla norma e tanto meno l’iscrizione alla categoria 1 all’Albo nazionale gestori ambientali ?  Si resta fiduciosi affinché tali comuni  (che gestiscono in autonomia i centri di raccolta) sottopongano spontaneamente i propri dipendenti ad una formazione sulla normativa rifiuti, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ed impartiscano le idonee procedure di emergenza in caso di incidenti . Tale “caos” normativo si ha soltanto perché i comuni non sono soggetti all’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali per il trasporto dei propri rifiuti urbani ai sensi del Dlgs 152/2006 art. 208 e DM 406/1998 , ma hanno comunque facoltà di gestire in autonomia rifiuti pericolosi e non pericolosi senza dover prestare alcuna garanzia professionale, formativa, finanziaria, autorizzativa ecc… e senza alcun limite quantitativo, infatti, per tali centri di raccolta non sono previsti limiti quantitativi per la detenzione dei rifiuti ( solo temporali di tre mesi) , rispetto delle norme ambientali in  materia  di VIA , ecc… .
Infine, quanto sopra è supportato dal fatto che, le prescrizioni dettate dall’allegato 1 al DM de quo, fanno riferimento alle (provengono da) prescrizioni dettate nelle autorizzazioni rilasciate dalle Regioni e Province ai sensi dell’art. 208 del Dlgs 152/2006, ovvero, sono disposizioni (nel caso del DM in questione a volte anche incomplete) che lasciano ipotizzare una vera e propria gestione del rifiuto svolta da soggetti che professionalmente gestiscono rifiuti, quali impianti di stoccaggio provvisorio finalizzato allo smaltimento dei rifiuti o impianti di “messa in riserva” finalizzati al recupero dei rifiuti.

Restano ferme le disposizione in merito alle “Modalità di deposito dei rifiuti del centro di raccolta” disciplinate al Punto 5 allegato 1:
5.1 II deposito dei rifiuti per tipologie omogenee deve essere realizzato secondo modalità appropriate e in condizioni di sicurezza; in particolare, fatte salve eventuali riduzioni volumetriche effettuale su rifiuti solidi non pericolosi per ottimizzarne il trasporto il deposito dei rifiuti recuperabili non deve modificarne le caratteristiche, compromettendone il successivo recupero.
5.2 Le operazioni di deposito devono essere effettuate evitando danni ai componenti che contengono liquidi e fluidi.
5.3 Per i rifiuti pericolosi devono essere rispettate le norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute.
5.4 I contenitori o i serbatoi fissi o mobili devono possedere adeguati requisiti di resistenza, in relazione alle proprietà chimico-fisiche ed alle caratteristiche di pericolosità dei rifiuti stessi, nonché sistemi di chiusura, accessori e dispositivi atti ad effettuare, in condizioni di sicurezza, le operazioni di riempimento, di travaso e di svuotamento.
5.5 I rifiuti liquidi devono essere depositati, in serbatoi o in contenitori mobili (p.es. fusti o cisternette) dotati di opportuni dispositivi antitraboccamento e contenimento, al coperto. Le manichette ed i raccordi dei tubi utilizzati per il carico e lo scarico dei rifiuti liquidi contenuti nelle cisterne sono mantenuti in perfetta efficienza, al fine di evitare dispersioni nell’ambiente. Sui recipienti fissi e mobili deve essere apposta apposita etichettatura con l’indicazione del rifiuto contenuto, conformemente alle norme vigenti in materia di etichettatura di sostanze pericolose.
5.6 II deposito di oli minerali usati deve essere realizzato nel rispetto delle disposizioni di cui al D.Lgs. 95/1992 e succ. mod., e al DM 392/1996.
5.7 II deposito degli accumulatori deve essere effettuato in appositi contenitori stagni dotati di sistemi di raccolta di eventuali liquidi che possono fuoriuscire dalle batterie stesse.
5.8 I rifiuti pericolosi, nonché i rifiuti in carta e cartone devono essere protetti dagli agenti atmosferici.
5.9 La frazione organica umida deve essere conferita in cassoni a tenuta stagna, dotati di sistema di chiusura.
5.10 I rifiuti infiammabili devono essere depositati in conformità con quanto previsto dalla normativa vigente in materia.
5.11 E’ necessario adottare idonee procedure per evitare di accatastare rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) senza opportune misure di sicurezza per gli operatori e per la integrità delle stesse apparecchiature. I RAEE dovranno essere depositati almeno secondo i raggruppamenti di cui all’Allegato 1 del DM 185/2007.
5.12 I recipienti, fissi o mobili, utilizzati all’interno del centro di raccolta e non destinati ad essere reimpiegati per le stesse tipologie di rifiuti, devono essere sottoposti a trattamenti idonei a consentire le nuove utilizzazioni.

Le disposizioni di cui al Punto 6 dell’Allegato 1  “Modalità di gestione e presidi del centro di raccolta” :
6.1 All’interno del centro di raccolta non possono essere effettuate operazioni di disassemblaggio di rifiuti ingombranti e di apparecchiature elettriche ed elettroniche. In particolare, le apparecchiature non devono subire danneggiamenti che possano causare il rilascio di sostanze inquinanti o pericolose per l’ambiente o compromettere le successive operazioni di recupero.
6.2 Al fine di garantire che la movimentazione all’interno del centro di raccolta avvenga senza rischi di rottura di specifiche componenti dei RAEE (circuiti frigoriferi, tubi catodici, eccetera) devono essere:
a. scelte idonee apparecchiature di sollevamento escludendo l’impiego di apparecchiature tipo ragno
b. assicurata la chiusura degli sportelli e fissate le parti mobili
c. mantenuta l’integrità della tenuta nei confronti dei liquidi o dei gas contenuti nei circuiti.
6.3 Devono essere prese idonee misure per garantire il contenimento di polveri e di odori.
6.4 Il centro di raccolta deve essere disinfestato periodicamente e devono essere rimossi giornalmente i rifiuti che si dovessero trovare all’esterno degli scarrabili/platee o all’esterno del centro.
6.5 Devono essere adottate procedure di contabilizzazione dei rifiuti in ingresso, per quanto concerne le sole utenze non domestiche, e in uscita al fine della impostazione dei bilanci di massa o bilanci volumetrici, entrambi sulla base di stime in assenza di pesatura, attraverso la compilazione, eventualmente su supporto informatico, di uno schedario numerato progressivamente e conforme ai modelli di cui agli allegati Ia e Ib.  
6.6. I dati relativi ai rifiuti in ingresso ed in uscita dal centro di raccolta devono essere trasmessi, su richiesta, agli enti di programmazione e di controllo.  
6.7. Il gestore dell’impianto di destinazione dei rifiuti in uscita dal centro di raccolta comunica al centro di raccolta conferente la successiva destinazione delle singole frazioni merceologiche del rifiuto o delle materie prime seconde.  
Le modifiche sono state apportate  al Punto 6.7 , relativa alla contabilizzazione dei rifiuti in ingresso di provenienza non domestica e dei rifiuti in uscita ; contabilizzazione non prevista, quindi, per i rifiuti di provenienza domestica .

Entro il 18/01/2010 i centri di raccolta rifiuti urbani non in regola dovranno conformarsi alle sopra riportate disposizioni, dovendo rilasciare esplicita approvazione (Ufficio tecnico preposto) e dichiarazione di rispondenza al DM 08/04/2008 s.m.i. , prevista anche se il centro di raccolta viene dato in gestione a terzi; in quest’ultimo caso, il comune dovrà preoccuparsi di verificare la rispondenza della ditta esterna alle disposizioni dettate dalla Delibera Albo Nazionale Gestori Ambientali n 2 del 20 luglio 2009.